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Riforma TPL: sì a conteggio passeggeri e bus in affitto, ma anche alle doppie porte

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16-02-2016

Cominciano a circolare le prime indiscrezioni sulla riforma del TPL, o meglio sulle norme contenute nei decreti delegati Madia che riguarderanno anche il settore. Solo quando saranno disponibili i testi completi e definitivi si potrà esprimere un giudizio compiuto, ma le prime anticipazioni indicano che viene impressa una decisa accelerazione a provvedimenti già in cantiere da tempo e di cui si conoscevano le grandi linee. Altre norme appaiono addirittura più di dettaglio (ci sono pure le multe per i senza biglietto, elevate a un valore massimo di 200 euro), che sembrano direttamente ispirate (e, ovviamente, non è affatto un’offesa) da un ex amministratore cittadino serio e rigoroso come Delrio.  Tra le tante norme, merita di essere segnalato l’obbligo che i nuovi mezzi acquistati in futuro (tram, bus, treni e metropolitane) dovranno essere dotato di sistemi elettronici per il conteggio dei passeggeri. Una riforma così logica che appare addirittura in ritardo, già largamente prevista negli altri paesi europei e che risulta indispensabile non tanto per “tarare” i meccanismi anti-evasione, ma piuttosto per programmare efficacemente la distribuzione dei servizi e la pianificazione degli stessi. Il passo successivo è una riorganizzazione dei servizi non solo in ambito regionale o di bacino di traffico, ma anche nei percorsi cittadini, spesso fermi (per pigrizia o altro) a realtà ancorate al passato (alcune linee della città di Roma potrebbero insegnare qualcosa).

Altra riforma molto positiva è la possibilità di ricorrere al leasing dei bus, soprattutto se il provvedimento sarà legato alla creazione di una “rosco” proprietaria dei mezzi, che vengono poi attribuiti in affitto alle aziende o agli enti locali. Se il processo è gestito efficacemente, dovrebbero esserci consistenti risparmi perlomeno sul versante della manutenzione, se non sul costo vero e proprio dei veicoli (ma anche qui, un contratto di grosse dimensioni dovrebbe comportare notevoli risparmi). Certo, finiscono i bus o i treni “arlecchino” che oggi “rallegrano” (?!!!?) le nostre città, ma si spera che nessuno li rimpianga sul serio.

La riforma sembra invece trascurare un’altra innovazione che forse sarebbe opportuno introdurre come obbligo, cioè che i bus abbiano solo due porte e che l’autista possa svolgere anche funzioni di controllo dei viaggiatori che salgono in vettura, fornendo anche l’apposito biglietto, a un prezzo semmai maggiorato. Si tratta di un’innovazione prevista anche dai contratti, ma che di fatto ha trovato finora scarsa applicazione, soprattutto nelle grandi città. L’opposizione che così aumenterebbero le file dei cittadini che devono salire sugli autobus non commuove particolarmente: attualmente (basta viaggiare in un qualsiasi giorno su un bus romano, ad esempio), il tempo che si perde per la discesa-salita disordinata da ciascuna porta indifferentemente è sicuramente maggiore di una fila che scorre ordinatamente (senza contare che si avrebbe la prova provata di incentivare la frequenza su alcune linee). Ovviamente, le porte e gli spazi del bus devono essere organizzati diversamente, ma questo non è un problema per l’offerta di mezzi oggi disponibile. Non è neanche decisivo il discorso che è impossibile rinnovare in un colpo solo una flotta organizzatasi storicamente con criteri diversi: l’importante è fare il primo passo, il resto seguirà nel tempo. Una città come Amsterdam mostra che è anche possibile “educare” i cittadini a salire dalla porta giusta: basta una semplice barriera che ostacola l’ingresso e serve da controllo anche per l’uscita, realizzando un ulteriore controllo dei percorsi origine-destinazione. Insomma, basta volerlo e – come si diceva una volta – “cambiare si può”.

Redazione Ferpress