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la cargo bike non ce l'hai?

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08-05-2017

Al mio passaggio per le strade cittadine è tutto un sollevarsi di cori di approvazione “Che bella” dice qualcuno “Mai vista una cosa del genere” aggiunge qualcun altro. Sarebbe una cosa molto lusinghiera, se non fosse che questi apprezzamenti non sono rivolti a me, ma alla cargo bike che ho in comodato d’uso gratuito dal Comune di Ferrara.

Le cargo bike, per intenderci, sono quelle biciclette, a due o tre ruote, con il cassone sul davanti per il trasporto di cose o persone. La Christiania Bikes, una delle più grosse ditte produttrici è danese ed è stata fondata, nel 1994, da una coppia di marito e moglie che vivono nel noto quartiere hippie di Copenaghen. Nella capitale danese si stima ci siano attualmente oltre 20 mila di questi esemplari, destinati oltre che al trasporto dei bambini anche agli usi più diversificati.

Molto diffuse nel nord Europa, dove sostituiscono a tutti gli effetti l’utilizzo delle automobili, stanno prendendo piede anche in Italia, grazie anche a progetti europei quali ‘CycleLogistics’ a cui ha aderito anche il Comune di Ferrara tre anni fa. In città, più di 250 famiglie hanno potuto provare gratuitamente, per circa venti giorni una cargo bike per portare i figli a scuola eo per fare la spesa. Ultimato il periodo di utilizzo delle bici in prestito, diverse famiglie hanno scelto di acquistare una propria cargo bike, rinunciando di fatto alla seconda auto. Il principale obiettivo del progetto, infatti, è incoraggiare le persone ad utilizzare bici da carico, rimorchi e ceste per il trasporto quotidiano, per lo shopping e il tempo libero. Prendere in prestito una cargo bike è molto semplice: basta contattare Gianni Stefanati, responsabile del progetto per l’agenzia della mobilità Ami, compilare un apposito modulo e recarsi presso l’officina ‘Ricicletta’, in via Darsena, per il ritiro della bicicletta.

“Le cargo bike possono rivoluzionare il nostro stile di vita – dice Stefanati – In questi anni, da che il progetto è partito a Ferrara, tante persone si sono accostate a questo, fino ad ora, inusuale, mezzo di trasporto. C’è chi lo ha provato per trasportare merci, chi per esigenze di famiglie. Ho conosciuto chi, dopo aver scoperto le cargo bike a tre posti, ha deciso di allargare la famiglia concependo il terzo figlio. Un ragazzo invece ha portato in giro una cucciolata di cagnolini che hanno trovato tutti adozione”.

Incentivare l’utilizzo delle cargo bike per il trasporto di merci è uno degli obiettivi del progetto europeo. Uno studio austriaco stima che l’80% di tutti i beni acquistati potrebbe essere trasportato utilizzando le cargo bike. Queste sono progettate specificamente per i grossi carichi ed hanno, a seconda dei modelli, grandi cassoni anteriori oppure un largo piano di carico fra lo sterzo e la ruota anteriore.

“La maggior parte delle cose trasportate, infatti, non supera i 200 kg e le distanze sono inferiori ai 7 chilometri. C’è un potenziale del 25 % di tutti i viaggi effettuati con veicoli a motore che potrebbero essere normalmente effettuati in bicicletta.

“In Germania e nel nord Europa- insiste Stefanati- le grosse ditte di trasporti quali Dhl, Ups e FedEx, hanno inserito le cargo bike all’interno delle loro catena logistica.

Anche in Italia, a Torino e Milano, Dhl, effettua alcune consegne utilizzando questi veicoli, con indubbi vantaggi: le biciclette possono percorrere una rete stradale più densa, non hanno problemi di parcheggio e possono accedere in sostanza a qualsiasi area e in qualsiasi ora del giorno. Senza considerare la riduzione di emissioni di CO2, la diminuzione del traffico, del rumore e dell’inquinamento.

A Ferrara questo sistema di consegna delle merci non ha preso piede ed è un vero peccato. Il problema è che i furgoni possono circolare in città senza limitazioni di orario e di giorni perciò le ditte di trasporti non sono incentivate ad utilizzare questo mezzo alternativo che, di sicuro, porterebbe grossi benefici all’inquinamento cittadino”.

Tra gli estimatori delle biciclette cargo c’è anche Alessandro Zangara, capo ufficio stampa del Comune di Ferrara. “La prima l’ho comprata nel 1997 e, con due bambini piccoli, ha migliorato di molto la qualità dei miei spostamenti. All’epoca a Ferrara non se ne vedevano in giro e io stesso le avevo viste solo in Germania. Quando, ad una mostra di biciclette tenutasi alla Galleria Matteotti, ne ho vista una esposta da un venditore austriaco, non ci ho pensato due volte: sono andato a procurarmi la somma richiesta in marchi all’aeroporto di Bologna e l’ho acquistata”.

Continuo a pedalare per le vie del centro e, con la spesa caricata sul cassone, mi viene da pensare che, dopo aver restituito la bici cargo, dovrò nuovamente caricare le buste a braccia. O rispolverare la macchina per coprire le lunghe distanze. Scomodità che avevo messo da parte. La cargo bike o si ama o si odia. Al ciclista medio ferrarese sembra un veicolo scomodo e pesante da guidare. L’automobilista, che già mal sopporta le classiche biciclette, quando deve incolonnarsi dietro una cargo, vede il crollo delle proprie certezze. Per chi invece la ama, il problema principale di tutta questa operazione rimane il costo per l’acquisto di queste biciclette. E se ci sono comuni virtuosi come Bologna dove sono previsti incentivi di diverse centinaia di euro, per il loro acquisto, a Ferrara questo non è contemplato. Speriamo in un cambio di rotta del Comune perchè ai complimenti al mio passaggio non voglio più rinunciare.

 

Simona Gautieri /05 Maggio 2017

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